Apparato (ri)produttivo

 

A vent'anni hai il mondo in mano
Al cuore una tempesta e in testa un uragano
Mistificare sesso, lavoro, persone e razze
serve solo ad amplificare le ansie
Quando pian piano
ti rendi conto d'essere
un comune e piccolo essere umano
Tutto ciò che è produttivo
esce se mi scervello
Temendo poi che dall'apparato riproduttivo
mi schizzi fuori il cervello
Tutto questo perché tendiamo ad un modello
di perfezione
che si rivela inumano
Ascolta parlare le altre persone
ti accorgerai che viviamo
tutti persuasi da brillante imperfezione
E che dopo tutto
A vent'anni hai il mondo in mano
Al cuore una tempesta e in testa un uragano

Nel paese dei balocchi

Orgoglio, virilità, potenza, inattaccabilità
Sono maschere che cadono
Aperte le porte del paese.
Ad entrare sei tu, ma lei ti entra nel cervello.
Biechi schiavi senz'anima 
Alla visione del miracolo,
Davanti a chi spalanca le gambe
Sono tutti burattini.

Gli uomini saranno il sesso forte
Ma il sesso debole
Sono gli uomini.

Ritratto

Sebbene io non sia romano e non parli romanaccio quando pensai questo “Ritratto” ero in moto e, mentre mi vedevo passare accanto la ragazza ritratta, mi sentì come Carlo Verdone quando abborda le donzelle seduto sul suo bolide decappottabile nei film…. e niente, decisi che andava scritta in romanaccio proprio come l’avrebbe detta lui

Una de quelle ragazze timide
ma cor caratterino
Una de quelle che se provi a farle ride'
e nun te conosce
nun te spiccica manco n'sorriso
Una de quelle che a non conoscerle
nun te cambia n'cazzo

Ma se le conosci te cambiano a vita

Urlo Agrodolce

La scrissi l’anno della maturità, l’anno in cui senti ancora tutto possibile poiché nulla si è ancora portato a compimento, nessuna scelta è ancora stata intrapresa e ti trovi ancora davanti al bivio delle infinite possibilità che può percorrere il tuo futuro. Così mi sentii quella volta in cui la scrissi, quella volta in cui mi trovai davanti uno dei miei personaggi preferiti: l’alba.

Così tutti i giorni della mia vita
anche quest’alba è finita
credo ancora in tutto questo
faccio ancora tutto questo
Permea nella mia mente
il ricordo di un’azione 
ancora nelle mie mani
mentre per un conato arancione
vomito un solino rosso
che rimbalza sul mare
e sale in cielo


Tremendamente bello
che tu possa avvertirla
Fine
di una vecchia lunga notte
Inizio
di una breve giovane vita

Irriducibile

Il secondo personaggio a comparire sul blog è il sesso, personificato in qualcosa che non può essere ridotto a solo un movimento. Vi siete mai chiesti cosa vede e pensa la vostra lampadina sul comodino davanti a questo personaggio?

Ombre sudate
danzanti su un muro
bianco di noia
spiaccicate lì
dal bagliore 
di un amore
come l'abat-jour 
sul comodino:
sola
in mezzo a tutto
in mezzo a tutti
in mezzo a loro.

Danzano nella notte
le ombre chiare
come il buio
dove si nascondono.

Com'è possibile
che tutto questo
possa essere ridotto
a un movimento stereotipato
a solo un movimento
vuoto dentro.