Le troie non esistono

-Le troie non esistono
-Le troie non esistono?

-Si, le troie non esistono
-Ti spieghi meglio?

-Le troie non esistono
Esiste però l’invidia
Di uomini che non sono riusciti a portare a letto le “troie”
Di donne che non sono riuscite a farsi portare a letto perché vittima delle “troie”
Ma allora
l’esistenza delle troie
non è forse la soluzione più facile
che diamo a noi stessi
per non fare i conti con i nostri fallimenti?
Proprio come un mito greco
Si, in mezzo a ciclopi, minotauri e la guerra di Troia
Ci mettiamo le troie
La guerra delle troie
Te lo immagini il  mito delle troie?
Dio è morto
E io mi sento un pazzo che urla in mezzo a strade metaforiche
“Le troie sono morte!”
-Si, è vero lo sei

-Ma cercando la scappatoia più facile si cresce?
-No

-Cercando la soluzione più facile si migliora?
-No

-E allora guarda in faccia alla realtà
Sotto le coperte
Tutte le donne sono “troie”
Perché piace
è normale
Puoi condannare una cosa che piace a tutti?
E poi se lo sono tutte
Forse forse non lo è nessuna?
è logica
Prenditi le tue responsabilità
Apri la mente
Amico
Le troie non esistono

Nel paese dei balocchi

Orgoglio, virilità, potenza, inattaccabilità
Sono maschere che cadono
Aperte le porte del paese.
Ad entrare sei tu, ma lei ti entra nel cervello.
Biechi schiavi senz'anima 
Alla visione del miracolo,
Davanti a chi spalanca le gambe
Sono tutti burattini.

Gli uomini saranno il sesso forte
Ma il sesso debole
Sono gli uomini.

U.F.O. (Un Fottuto Oblio)

Questa è una delle prime frasi di impatto in rima che scrissi per le mie canzoni, alla quale tra l’altro sono affezionata perché fu la prima che estrapolai dal suo contesto e a cui diedi un titolo: U.F.O. (Un Fottuto Oblio), che forse è riuscito meglio della frase in se! Sulla falsa riga dello stato sociale posso dire: questa canzone (ancora) non esiste.

Hai presente
     quella sensazione di vuoto
     che ti fa mancare il suolo
                       da sotto le gambe?

C'ho fatto così tanto l'abitudine
         che ormai per attitudine
               mi sento un disco volante

 

Ritratto

Sebbene io non sia romano e non parli romanaccio quando pensai questo “Ritratto” ero in moto e, mentre mi vedevo passare accanto la ragazza ritratta, mi sentì come Carlo Verdone quando abborda le donzelle seduto sul suo bolide decappottabile nei film…. e niente, decisi che andava scritta in romanaccio proprio come l’avrebbe detta lui

Una de quelle ragazze timide
ma cor caratterino
Una de quelle che se provi a farle ride'
e nun te conosce
nun te spiccica manco n'sorriso
Una de quelle che a non conoscerle
nun te cambia n'cazzo

Ma se le conosci te cambiano a vita